Social innovation: what else? L’innovazione sociale e i Comuni

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L’innovazione sociale è diventata, negli ultimi anni, un mantra di tanti in attesa di un grande cambiamento “buono per tutti”: il mercato, il no profit, la PA, il sistema della ricerca, la finanza.

Politiche e risorse europee e nazionali sono state definite e investite per favorire l’innovazione sociale ma fino a qui gli esiti non sono stati quelli sperati, almeno non a livello di sistema. Perché le pratiche di innovazione sociale nascono dal basso sulla spinta di idee nuove che sono funzionali alla risoluzione di un problema oppure sull’onda del desiderio di mettersi in gioco e agire esperienze dal valore sociale.

E’ la dimensione locale, quindi, che più facilmente può creare e avvantaggiarsi di quei processi di innovazione che possono avere un effetto sul sistema sociale.

ANCI, in collaborazione con Agenzia nazionale giovani, ha realizzato una ricerca sul tema focalizzandosi, in particolare, sul ruolo possibile dei Comuni all’interno dell’ecosistema che, come dicono gli esperti, è costituito da tutti gli attori che possono determinare quell’insieme di condizioni che consentono all’innovazione sociale di prosperare ed avere effetti positivi per le persone, la società e anche per l’economia.

Nel rapporto che presenta la ricerca, L’innovazione sociale e i Comuni. Istruzioni per l’uso, abbiamo cercato di mettere in evidenza come le pratiche dell’innovazione sociale siano, per il sistema pubblico, un’occasione di innovazione delle risposte ai bisogni e un’opportunità per leggere e analizzare la domanda sociale secondo prospettive che non sono quelle tradizionali. In questo nuovo paradigma i ruoli degli attori cambiano: a fare da collante è la condivisione di un traguardo, di un obiettivo di cambiamento. È quest’ultimo il motore delle innovazioni sociali, l’elemento intorno al quale soggetti di natura diversa trovano un allineamento di interessi. In tal senso, quando un’amministrazione pubblica cerca di intercettare l’innovazione sociale come opportunità di risposta alle sfide sociali, deve mettere in gioco la possibilità di negoziare gli obiettivi della propria azione. Si tratta, quindi, di passare ad una logica di co-creazione, cedendo potere pur governando i processi, negoziando gli obiettivi di sviluppo e dismettendo procedure per innovare politiche.

Il rapporto di ricerca si chiude con alcune raccomandazioni che abbiamo elaborato a partire da 40 interviste che hanno coinvolto esperti, innovatori, coworker, dirigenti, startupper, accademici, politici, ecc. (Su queste il prossimo post).

L’incontro con queste persone ci ha fatto scoprire che in questo Paese -che da qualche anno mostra prevalentemente la sua faccia bloccata, malmostosa e impaurita- ci sono tante persone che si stanno mettendo in gioco per rendere concrete idee nuove (a volte più interessanti a volte meno) da realizzare con modi nuovi. Al di là dei risultati la loro energia, le loro competenze e la loro passione sono una risorsa per tutti e gli enti di prossimità, i Comuni, possono avere un ruolo importante per mettere a valore questo capitale sociale e agire un vero cambiamento (lo abbiamo detto molte volte in questi anni e ci ripeteremo ogni volta che si intravede una possibilità concreta da cogliere per fare questo salto).

La ricerca