Potenza e la resilienza urbana: le strategie di Resilient Europe per la crescita sostenibile

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Reportage tra le azioni realizzate nel capoluogo lucano nell'ambito del progetto Urbact Resilient Europe, che mette in rete alcune fra le città europee maggiormente attive sul fronte della resilienza urbanaAttraversando la serie di tornanti che separa la stazione centrale dal centro storico di Potenza si intravedono, senza troppo bisogno di spiegazioni, le traiettorie di uno sviluppo urbano che accomuna l’esperienza del capoluogo lucano a quella di altre città italiane che hanno gradualmente trasferito attività economiche e servizi fuori dal centro. Parlare di resilienza in un contesto del genere significa tirare in ballo tutti i diversi significati dell’adattarsi ai cambiamenti repentini dell’ambiente circostante, non solo in termini di sostenibilità ambientale ma anche, e forse soprattutto, sociale ed economica.L’azione che Potenza sta portando avanti nell’ambito del network Urbact Resilient Europe, che vede fra i partner città del calibro di Anversa, Rotterdam e Glasgow che da tempo sono cruciali nel dibattito europeo sullo sviluppo sostenibile, è esemplificativa dell’evoluzione di un concetto, come quello della resilienza, che sfugge a facili classificazioni nel momento in cui atterra su un territorio con tutte le sue specificità.Un pò come le categorie già forse usurate di smart city e innovazione sociale, il termine resilienza ben si presta a descrivere forme e modalità di adattamento a cambiamenti di varia natura, salvo recuperare consistenza quando si ibrida a temi e spazi fisici, che diventano luoghi di partecipazione nell’esperienza concreta delle città. Se molte delle città di Resilient Europe hanno scelto di concentrare il proprio approccio di identificazione di sfide, visioni e interventi concreti su luoghi periferici o a evidente rischio ambientale, Potenza ha preferito concentrarsi sul centro storico che testimonia con i suoi tanti edifici dismessi e le sue attività commerciali in via di rilancio tutte le contraddizioni di una ricostruzione che non ha saputo andare di pari passo al cambio di funzione dell’intera zona.Passeggiando lungo via Pretoria si affastellano nuove attività commerciali, che segnalano la vitalità e la voglia di riappropriarsi del centro storico da parte dei ceti produttivi, affiancate a edifici dismessi come il cinema Ariston o altre strutture abbandonate da tempo e sulle quali difficilmente è riuscito lo sforzo di mediazione tra pubblica amministrazione e vecchi proprietari. In alcuni di questi casi, tali strutture gravitano attorno ai tre spazi verdi dislocati in punti diversi dell’arteria centrale di Potenza, possibili incubatori di socialità, sostenibilità e sviluppo.La riappropriazione di tali spazi da parte dei cittadini è l’elemento di partenza del progetto nel contesto urbano che, a partire dall’impegno del locale club del Rotary di recuperare la Torre Guevara (unica rimasta dell’antico castello medievale) e del parco adiacente, ha coinvolto la città in un’azione condivisa di ricerca di spazi che possono essere esempio e punto di partenza per azioni di rigenerazione urbana. Una serie di passeggiate che hanno coinvolto gli attori del Local Group, ha consentito di individuare e mappare questi spazi con l’hashtag #Potenzaresiliente, diventato virale in più occasioni in città su Twitter e Facebook.Il confronto con le esperienze emerse in Europa da città che stanno affrontando le diverse dimensioni della resilienza, nonché con le città impegnate su scala globale con l’iniziativa 100 Resilient Cities di Rockfeller Foundation, rappresenta una delle motivazioni principali per approfondire con Urbact uno scambio che vede da tempo Potenza protagonista su scala globale, in quanto indicata come role model sul tema della prevenzione del rischio da UNISDR, implementando appieno gli accordi di Sendai.Soltanto assicurando coesione sociale è possibile però davvero rendere più resiliente una cittÀ, secondo l’esperienza di Potenza: senza rafforzare lo spirito di comunità, ogni intervento infrastrutturale rischia di essere inutile. L’impegno sulla resilienza diventa così elemento trasversale per affrontare una serie di temi prioritari legati alla qualità della vita nel capoluogo lucano: dal rilancio del centro storico alla creazione di nuove opportunità per I giovani fino al miglioramento degli spazi pubblici.Il sindaco Dario De Luca traccia un ritratto della città e individua nella resilienza un ruolo centrale per dare risposta alle sfide-chiave del contesto urbano.Perché Urbact è importante per Potenza? Quali sono le principali aspettative legate alla partecipazione a Resilient Europe?Ci aspettiamo di crescere in termini di cultura della resilienza, in primo luogo. Ne abbiamo davvero bisogno in quanto siamo un territorio vulnerabile sul piano sismico, tra I più sismici d’Italia, ma anche sul piano idrogeologico: la Basilicata è una delle regioni più studiate al mondo da questo punto di vista poiché è in continua evoluzione. Inoltre, anche il sistema dei fiumi e dei torrenti presenta le sue criticità. I problemi che riguardano la Basilicata e Potenza sono spesso estremi.In che modo tutto ciò ha influito sul vostro impegno per la resilienza?In occasione del terremoto del 1980 il territorio ha dato una grande prova di resilienza, siamo rimasti in piedi nonostante i crolli nel centro storico, che sono stati comunque pochi. Pian piano abbiamo ricostruito ma ora il problema che abbiamo è quello di inculcare nella popolazione la cultura dell’emergenza, il che è difficilissimo non solo per i normali cittadini ma anche per le forze che lavorano costantemente in queste situazioni. Anche in questo senso ci aspettiamo di recepire da Resilient Europe esperienze da altre città europee che rendano la città consapevole dei rischi nei quali viviamo ma anche dei nostri limiti.Ad esempio?Nella classifica pubblicata pochi giorni fa dal Sole 24 Ore, Potenza risulta all’ultimo posto per la cura del verde urbano, nonostante siamo immersi nel verde, e per la presenza di piste ciclabili per le quali la città non si presta in virtù della sua particolare conformazione orografica.Nonostante ciò abbiamo previsto di realizzarle nei prossimi anni nei Fondovalle e speriamo che con la diffusione di mezzi a pedalata assistita sia possibile arrivare fin su al centro.Che impatto stanno avendo questi progetti, che si alimentano del confronto tra attori locali, sulla creazione di un nuovo spirito di comunità?Il terremoto del 1980 ha radicalmente modificato la nostra città anche sul piano sociale. Il centro storico era il luogo in cui vivevano le classi più popolari, spesso usufruendo di canoni di locazione bassissimi. Con la ricostruzione, completata a metà degli anni Novanta, Potenza ebbe l’importante intuizione di varare un piano di recupero basato su linee di intervento capaci per davvero di rigenerare il centro storico ma ciò ha fatto sì che a viverci non fossero più i ceti popolari ma si riempisse di attività terziarie e commerciali, oltre che di residenti provenienti da ceti più agiati. Terminato il flusso di denaro legato alla ricostruzione anche le attività economiche ne hanno pesantemente risentito. Si è verificata una perdita di funzione del centro storico e ora va progettato il suo ripopolamento anche ripensando il rapporto con l’università, che sarà ricollegata al centro storico tramite un sistema di ascensori che sarà realizzato nei prossimi anni.L’obiettivo è quello di portare gli studenti in centro ma bisogna incentivarne l’arrivo anche con misure simili a quelle che sono state realizzate a Matera 15 anni fa per attirare la creazione di nuovi insediamenti commerciali nella zona dei Sassi.Come si inserisce tutto questo nel dibattito sulla resilienza?Dobbiamo dare risposte alla perdita di attrattività del centro storico. Riattivare il collegamento con l’università è uno degli elementi su cui intervenire, come anche riposizionare una serie di uffici comunali  in alcuni dei tanti contenitori vuoti del centro storico. A questo vanno aggiunte una serie di azioni che hanno il compito di rendere più vivibile il centro, come la riqualificazione del sistema de parchi, con l’intento di farli rinascere e restituirli alla città. L’inserimento di questi luoghi nella nuova programmazione serve proprio a renderli di nuovo parte del contesto urbano, consentendo così di nuovo alle persone di vivere in maniera completa il centro, un elemento utile per ricreare un senso di comunità.Le azioni promosse da Resilient Europe a PotenzaRendere il centro storico un laboratorio vivente in cui testare soluzioni è quanto si sta realizzando grazie a Resilient Europe, con l’obiettivo di rendere il Local Plan finale (in corso di elaborazione e finalizzazione in questi mesi) un vero e proprio Piano d’azione per la resilienza nel centro storico.Sono quattro in totale i percorsi individuati a partire da una visione condivisa di città emersa dal confronto con i vari stakeholder coinvolti sin dalla fase iniziale di progetto. Rendere il centro storico casa di tutti, favorendone l’attrattività a partire dalla creazione di una comunità resiliente è il primo degli assi attorno a cui si sviluppano le azioni proposte dal progetto, a cui si affianca l’incremento delle attività culturali, ricreative e commerciali, oltre al miglioramento dell’accessibilità di spazi ed edifici pubblici.Si inseriscono in questi tre filoni le azioni-pilota disegnate in questi mesi grazie al riscoperto attivismo del mondo dell’associazionismo locale, coinvolto a pieno titolo in Resilient Europe, ma soprattutto il vasto piano di interventi che sarà finanziato dagli Investimenti territoriali integrati dell’Agenda Urbana Regionale.La riqualificazione delle tre aree verdi che insistono nel centro storico, la creazione di nuove piste ciclabili, il recupero di numerose strutture dismesse o in via di dismissione rappresentano gli interventi realizzabili attraverso un’integrazione tra diverse tipologie di fondi, dal livello regionale a quello europeo, dando così concretezza allo sforzo di programmazione partecipata promosso da Urbact.Il recepimento di molte delle indicazioni emerse nell’ambito delle attività del gruppo locale di Resilient Europe costituisce per Potenza un elemento di valore per giungere all’attuazione rapida degli interventi co-progettati con i cittadini e il retroterra ideale per garantire l’entrata in funzione del quarto pilone d’azione individuato dal Local Plan di Resilient Europe, ovvero lo sviluppo permanente di processi partecipativi trasversali all’intera azione dell’amministrazione.“La partecipazione a Resilient Europe ci ha fornito i principi base della progettazione partecipata che stiamo cercando di attuare in ogni contesto, stabilendo tavoli di confronto tematici o su interventi specifici che ci consentono di individuare più soluzioni alle sfide che stiamo affrontando” spiega l’assessore all’agenda urbana Donatella Cutro. La co-progettazione delle nuove piste ciclabili con la sezione locale di Legambiente rappresenta un esempio di queste nuove forme di collaborazione che sui temi ambientali potranno trovare con il piano locale di Resilient Europe sempre maggiore spunto anche per la realizzazione di pianificazioni integrate e strategiche, come la creazione del nuovo Piano urbano per la mobilità sostenibile che figura tra le azioni proposte dal Local Plan.I cittadini come agenti della resilienza urbana, messi dalla città  nelle condizioni di poter contribuire allo sviluppo dell’intera comunità a partire dalla collaborazione su progetti e azioni concrete capaci di rendere l’intero contesto urbana più adattativo nei confronti di ogni tipo di shock, Da Potenza una lezione utile non solo per i comuni che intendono investire sulla sostenibilità giocando d’anticipo ma anche per i tanti piccoli e medi centri italiani alle prese con la ricostruzione post-terremoto o dopo catastrofi naturali di altro tipo. Se è vero che un paese fragile ha sempre più bisogno di approcci solidi a cui appoggiarsi nello sforzo collettivo di rilancio, Resilient Europe offre una risposta originale mettendo in evidenza le diverse dimensioni dell’agire sull’ambiente urbano, sulle città degli spazi e delle persone.Simone d’Antonio