Le esperienze che fanno di Napoli un laboratorio di innovazione urbana

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Le città campane sono fra le più attive in Italia in materia di sviluppo urbano sostenibile e partecipato, costituendo dei laboratori urbani di grande valore per l’implementazione di azioni e programmi cofinanziati dalle politiche di coesione europee. La partecipazione massiccia alle reti Urbact rappresenta un elemento importante di tale attivismo ma non esclusivo: le amministrazioni non sono le uniche infatti a muoversi in direzione di uno sviluppo urbano sostenibile ma la spinta dal basso di associazioni e gruppi di cittadini attivi rappresenta un elemento significativo per favorire la trasformazione urbana.In occasione del Tavolo regionale Urbact della Campania, presentiamo sette esperienze significative di sviluppo urbano innovativo che simboleggiano il ruolo decisivo svolto da Napoli nel dibattito italiano sullarigenerazione e la valorizzazione dei beni comuni ma anche per la promozione dell’innovazione tecnologica, della sostenibilità ambientale e dell’inclusione sociale.1. La delibera sui beni comuni, motore propulsivo di cambiamento, individua gli spazi che i cittadini hanno sottratto al degrado, riappropriandosene, come spazi di rilevanza civica, ascrivibili al novero dei beni comuni. Questo atto dunque riconosce varie realtà occupate della città come beni comuni, e così facendo ne garantisce il loro uso civico e collettivo:
  • L’ex Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Materdei è stato occupato da un gruppo di cittadini che ha deciso di riappropriarsi di uno spazio vuoto nel cuore di Napoli, sottraendolo all’abbandono e restituendolo al quartiere e alla città. L’intento è quello di lanciare percorsi di mobilitazione a partire dalle esigenze più sentite della cittadinanza, puntando a costruire proposte concrete;
  • L’ex asilo Filangieri, a pochi passi da San Gregorio Armeno nel cuore di Napoli, è diventato nel 2012 “l’asilo”, a seguito dell’occupazione da parte di un gruppo di lavoratori dello spettacolo, dell’arte e della cultura, che lo hanno reso un importante modello di recupero. L’Asilo ospita numerose iniziative culturali open, organizzate seguendo pratiche di gestione condivisa e partecipata;
  • L’ex sede della scuola media Schipa, anch’essa nel centro della città, è stata occupata nel 2011 ed è diventata uno spazio abitato e autogestito. Lo scopo è quello di trovare una risposta valida all’esigenza abitativa; il “Comitato Casa bene comune” infatti raccoglie le domande di chi non ha alloggio e monitora gli spazi pubblici abbandonati della città;
  • Anche l’ex Lido Pola di Coroglio è stato occupato da un collettivo di cittadini. La struttura versava in condizioni di abbandono e degrado da ormai 20 al momento dell’occupazione. La spiaggia è stata resa pubblica e accessibile a tutti, e la struttura ha ospitato e continua a farlo numerose manifestazioni culturali e laboratori.
2. Il mapping collaborativo è un fenomeno che sta acquisendo sempre maggiore importanza a livello globale e a Napoli ci sono alcune delle esperienze più importanti in questo ambito. Da qui infatti è partita MappiNa, una mappa alternativa e collaborativa della città. Questa piattaforma di collaborative mapping, sostenuta dal Comune, punta a raccontare la città in modo differente da come questa viene spesso dipinta e ad offrire un’esperienza turistica community-based, quindi più autentica e in continua evoluzione. Sul sito gli utenti hanno la possibilità di mappare luoghi, suoni, abbandoni, idee, attori ed eventi della città. La mappatura degli accessi al mare è l’ultima delle innovazioni lanciate da MappiNa per coinvolgere residenti e mappers nel racconto partecipato e nella fruizione di una città spesso sconosciuta ai suoi stessi abitanti. 3. CleaNap è un’associazione di cittadini che fa del rispetto del bene comune, dei concetti di partecipazione, di geolocalizzazione e resilienza i propri punti cardine.  L’associazione è nata nel 2011 (in piena emergenza rifiuti) come proposta di performance socialmente utile, puntando a generare eventi di creatività urbana, partecipativa e volontaria. Nel corso degli anni si sono fatti promotori di numerose iniziative e progetti di social innovation, dal Bike Sharing Napoli a Let’s Do It! Italy, con cui CleaNap si propone di avviare azioni di pulizia dell’intera zona del Parco Nazionale del Vesuvio.4. In ambito di immigrazione e integrazione l’attivismo dei cittadini sta rendendo Napoli una delle capitali italiane dell’accoglienza integrata. Esempio lampante è un’iniziativa nata nei Quartieri Spagnoli, partita dal volontarismo di una coppia che gestisce un negozio di ortofrutta divenuto ormai famoso in città. Da dieci anni ormai organizzano corsi gratuiti di “cucina multietnica” rivolti a turisti, migranti e napoletani. Ogni martedì queste lezioni coinvolgono decine di persone, desiderose di apprendere nuove ricette e di condividere le proprie esperienze e un momento di convivialità.5. Grazie a Urbact la città ha avviato da anni percorsi di progettazione strategica di aree nodali del contesto urbano, come Piazza Mercato che è stata tra le zone scelte dal progetto UseAct per un percorso di dialogo e confronto con gli stakeholder locali. Il Piano di Azione Locale URBACT /USEACT è un documento strategico che analizza i problemi e le opportunità di Napoli e che punta a rispondere alle esigenze individuate e a proporre soluzioni fattibili e sostenibili. Nel Piano di azione locale, che l’amministrazione comunale punta a implementare attraverso l’utilizzo combinato di più tipologie di fondi,  si raccolaogno elementi e azioni per arrestare il consumo del suolo e avviare processi di rigenerazione urbana seguendo criteri di sostenibilità e inclusività.