Il performing media storytelling per la resilienza urbana

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C’è una frase di Tolstoj che può ben definire il principio attivo che sta a monte dei processi del performing media storytelling: “Se descrivi bene il tuo villaggio parlerai al mondo intero”. È netta, precisa ed evocativa. Fa capire quanto sia importante essere consapevoli della propria identità e allo stesso tempo cercare di misurarci con il mondo tutto, senza rimanere prigionieri nella propria memoria, per liberare un’energia d’innovazione culturale decisamente glocal. E questo vale anche per Roma, una delle città più globali del pianeta ma allo stesso tempo, con i suoi quartieri, rioni o suburbi, più locale, densa di peculiarità in cui emergono differenze e conflitti.La differenza dallo storytelling di cui tanto ormai si parla è nell’ibridazione narrazione-azione, facendo  direttamente “parlare” i territori, creando le condizioni abilitanti, ludiche e partecipative, per mettersi in sintonia con il genius loci mentre lo si esplora, operando su format di performing media che vanno oltre il dato di rilevazione delle storie per bensì rivelarle nelle geografie che si abitano, sia stabilmente (come residenti) sia in via temporanea (come viaggiatori)È questo uno dei temi caldi per quella ricerca d’innovazione territoriale e di resilienza urbana che trova il suo fulcro nel format dei walkabout, le “conversazioni nomadi” che grazie ai sistemi whisper-radio permettono di sollecitare un confronto “connettivo” mentre si passeggia, in un flusso peripatetico espanso in una diffusione radiofonica partecipativa (diffusa, spesso, in streaming su web-radio) in giro per le città e i territori nelle esplorazioni partecipate.Sciamando per le strade (sperimentando soluzione di mobilità dolce e intermodale, sollecitando l'uso di App per il trasporto pubblico) si cerca la sintonia giusta con i flussi urbani, a partire dalla raccolta di piccole storie delle comunità, in un rapporto fisico, performativo e connettivo, attivando una partecipazione senziente, ludica e sodale: resiliente.Questi format del performing media storytelling  accendono i processi partecipativi, li attivano a monte e ne possono determinare, a valle, il processo di co-progettazione in un brainstorming continuo che può evolversi in una palestra di empatia e cittadinanza attiva.(dall'Ideario per #AgendaDigitale Roma)