I luoghi dell’innovazione e la partecipazione dei giovani

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I luoghi dell’innovazione “sono gli spazi dove le persone possono incontrarsi per scambiarsi idee, raccontare le proprie esperienze e iniziare a lavorare su progetti comuni”. Di questo tratta l’ultimo Quaderno della Fondazione Brodolini curato da Fabrizio Montanari e Lorenzo Mizzau, dal titolo: I luoghi dell’innovazione aperta. Modelli di sviluppo territoriale e inclusione sociale. I temi al centro del Quaderno sono l’innovazione aperta e le città che svolgono un ruolo sempre più importante all’interno degli ecosistemi di innovazione. L’obiettivo della pubblicazione è chiarito già nell’Introduzione: “indagare gli antecedenti organizzativi dei luoghi dell’innovazione cercando di capire le leve a disposizione sia dei policy maker sia dei soggetti gestori al fine di aumentarne efficacia, impatto e sostenibilità”.

Mi è venuto spontaneo associare quanto scritto in questa pubblicazione con la ricerca realizzata da me e da Valentina Piersanti, La partecipazione dei giovani: diritto, scelta, opportunità, dedicata alla partecipazione dei giovani che si è basata sull’analisi di 33 progetti realizzati da altrettanti Comuni con la collaborazione di centinaia di altri attori (associazioni, istituzioni, scuole, ecc. nazionali e locali) e soprattutto insieme ai giovani. Sono progetti co-finanziati attraverso risorse nazionali (due bandi di ANG e Anci: Meet Young Cites e ComunementeGiovane) che hanno cercato di creare occasioni di collaborazione tra e con i ragazzi per ripensare la città e condividere il disegno di nuove occasioni.

Pur partendo da presupposti differenti queste due pubblicazioni si incontrano su alcuni macro-temi:

  • le caratteristiche dei luoghi dell’innovazione e le condizioni della loro adeguatezza al compito;
  • il ruolo delle amministrazioni comunali e le politiche di supporto ai processi di innovazione sociale;
  • il ruolo e le caratteristiche dei partner dei Comuni;
  • la funzione dei luoghi dell’innovazione e gli strumenti della co-progettazione e della partecipazione.

Nel documento della Fondazione Brodolini si sottolinea come le amministrazioni locali siano attori rilevanti di questi processi e intervengano attraverso la rivitalizzazione di spazi abbandonati o caduti in disuso con l’idea di farli diventare contenitori di nuove progettualità e di nuove occasioni.

E ciò è esattamente quello che è avvenuto nei progetti analizzati nella ricerca ANG-Anci che hanno visto i Comuni: 1. impegnarsi nella co-progettazione di servizi (relativi al welfare, alla cultura, alla mobilità, all’ambiente); 2. mettere a disposizione spazi e beni pubblici; 3. facilitare, in ottica di inclusione, l’accesso ai servizi da parte di categorie di popolazione giovanile svantaggiate e l’integrazione delle stesse nella vita cittadina. Il tratto comune di tutti i progetti è il loro fulcro: sono iniziative che intendono far spazio alla cittadinanza attiva, favorire il senso di appartenenza e l’identità sociale e, attraverso questo protagonismo, generare idee, soluzioni, competenze, occasioni di apprendimento e di autoimprenditorialità.

Questi progetti hanno mostrato come le politiche urbane, quelle per l’innovazione sociale, la rigenerazione dei territori, la partecipazione, i giovani, ecc. siano necessariamente da integrare e da declinare su ogni contesto locale. Molto spesso però i Comuni non hanno questa attitudine e anche amministrazioni che hanno una tradizione di buoni servizi sociali, per l’infanzia e per i giovani hanno reso evidente come, alla prova dei fatti, l’innovazione aperta sia una strada (non piana) tutta da sperimentare.

(Foto: http://www.gratisography.com/)