Abracadabra: come ti trasformo un esperimento di innovazione sociale in una politica locale

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Come sono fatte le politiche pubbliche che favoriscono l’innovazione sociale? Anci, Agenzia Nazionale Giovani e RENA hanno avviato la riflessione su questa complessa questione in occasione di uno degli incontri dello scorso ForumPA (martedì 23 maggio) nel quale è stata ufficialmente presentata la ricerca L’innovazione sociale e i comuni: istruzioni per l’uso.

Nel percorso di analisi che ha dato avvio alla ricerca abbiamo incluso, in un primo momento, tutti i progetti, esperienze, start up, associazioni, … etichettati come innovazione sociale senza preoccuparci di decidere cosa fosse in effetti l'innovazione sociale. Solo dopo aver capito che la PA in questi processi di innovazione è, di fatto, il convitato di pietra abbiamo delimitato il campo definitorio individuando l’innovazione sociale laddove esistono aree di bisogno che non hanno ancora trovato risposta adeguata nel pubblico e nel privato. Aprendo idealmente un’interlocuzione con le amministrazioni comunali ci è sembrato utile evidenziare in che modo questo nuovo paradigma agisca nella riformulazione delle risposte che i Comuni sono chiamati a dare attraverso servizi, procedure, regole, politiche rispetto a 5 bisogni primari: mangiare, abitare, muoversi, lavorare e partecipare.

Mettendo a valore le indicazioni raccolte da esperti, city makers, innovatori sociali abbiamo elaborato delle istruzioni per l’uso • per capire in che modo e perché il Comune deve (e può) supportare l’innovazione sociale; • per evitare di mettersi a fare cose che altri sanno già far meglio; • per non investire l’innovazione sociale di un potere taumaturgico; • per non consegnare le responsabilità sulla qualità della risposta ai bisogni urbani a chi sta sperimentando soluzioni e non facendo politiche; • per proteggere e tutelare le energie territoriali (quelle che nascono “a prescindere”); • per trovare delle forme di adattamento della macchina organizzativa ai cambiamenti in atto. 

Le istruzioni sono 11 e sono riconducibili a quattro aspetti:

  • un primo gruppo di istruzioni riguarda le relazioni con gli attori locali, nazionali e internazionali: ampliare la platea degli interlocutori anche ai city makers e a quei soggetti intermedi che si stanno occupando di produrre conoscenza, creare reti e organizzare nuovi servizi; passare dall'ascolto alla co-progettazione; esercitare la propria funzione abilitante per esempio attraverso interventi economici, servizi di accompagnamento, disponibilità di luoghi fisici, diffusione di buone pratiche, consentire di svolgere attività per il bene comune, ecc.;
  • poi ci sono indicazioni relative ai necessari cambiamenti interni soprattutto organizzativi con riferimento alle competenze da sviluppare e/o acquisire all’esterno e indicazioni sulla valutazione degli effetti di questi processi innovativi;
  • due istruzioni sulle risorse: i Comuni devono agire da “hub” finanziario (attraverso fondi di garanzia, crowdfounding civico, risorse UE, reinvestendo le risorse risparmiate, ecc.) e agire sulla fiscalità riducendo canoni/tributi e favorendo lo sviluppo di soluzioni a impatto sociale rilevante;
  • infine ci sono tre istruzioni che riguardano governance e ruolo del Comune all’interno dell’ecosistema: intanto partire da cambiamenti relativi alla funzione regolatoria (nuove regole, dove servono, ripensamento delle procedure, co-creazione di percorsi di cambiamento delle regole), poi sostenere la scalabilità dell’innovazione sociale con le politiche, infine accomodarsi in regia cedendo potere soprattutto nell’ambito gestionale.

Abbiamo approfittato dell’incontro del 23 maggio a ForumPA per invitare i partecipanti a confrontarsi sui 5 bisogni esaminati nella ricerca. Il punto di partenza della riflessione è stato formalizzato in una mappa nella quale sono state visualizzate le esperienze e le politiche locali ed è stato chiesto a tutti di offrire un contributo di esperienza e riflessione per andare oltre la ricerca.

Sul tema dell’abitare sono emerse, in particolare, due questioni: l’importanza anzitutto di rispondere all’emergenza abitativa e la possibilità di considerare il patrimonio pubblico (spesso sconosciuto anche ai Comuni) come risorsa sociale. Sul tema del muoversi è emersa soprattutto la necessità di collaborare, da parte dei Comuni, con chi offre servizi innovativi prevedendo due miglioramenti “interni”: da una parte la definizione di regole chiare e dall’altra un incremento di formazione interna sul tema della mobilità sostenibile. Sul mangiare è stato individuato un ruolo alle politiche pubbliche come necessaria cornice strategica, inoltre sono state proposte riflessioni sull’economia circolare. Il tavolo che ha discusso sul lavorare chiede all’amministrazione pubblica di ridurre la burocrazia soprattutto attraverso necessarie semplificazioni e attraverso una maggiore interlocuzione con gli attori dell’ecosistema. Infine sul partecipare l’attenzione si è focalizzata sulla necessità di un nuovo metodo di lavoro tutto da progettare prevedendo di valorizzare le persone (interne ed esterne alle PA) e investendo sul territorio.

La chiusura dei lavori è stata affidata ai Comuni di Milano e Torino, individuati come gli enti più esperti nella sperimentazione di politiche pubbliche per l’innovazione sociale. Abbiamo chiesto loro, in particolare, di evidenziare apprendimenti e criticità ed ecco i principali avvertimenti che ci hanno dato:

  • facciamo attenzione al perimetro degli interventi integrando le risposte e utilizzando il paradigma dell’innovazione sociale come un modo diverso di impostare i progetti che dovranno avere impatto sociale;
  • creatività e innovazione non sono sinonimi, sono i processi di innovazione che possono essere accompagnati. Una buona politica è quella di costruire forme di supporto ai processi di innovazione per esempio attraverso l’animazione delle comunità di city makers e la creazione di incubatori;
  • lo spazio e i luoghi nei quali far accadere le cose sono importanti per far incontrare persone, avviare attività, realizzare progetti,… In questo senso le occasioni di rigenerazione urbana sono spesso opportunità di innovazione sociale soprattutto quando sono coinvolti gli abitanti intorno a questi luoghi e si creano spazi ibridi;
  • partiamo da quello che c’è e non da quello che manca in particolare dalla vocazione dei luoghi e dalla valorizzazione dei talenti;
  • ragioniamo su un buon mix di risorse, di attori, di interventi;
  • l’innovazione sociale è soprattutto modello di sviluppo e da questo punto di vista ci sono questioni da risolvere: il tema degli appalti e di bandi di gare o i modelli di gestione pubblico-privato e di co-gestione dei beni comuni;
  • accettare il rischio e rigenerare sistemi di fiducia reciproca sono due passaggi necessari.